Il benessere (ben essere, cioè stare bene o essere bene) è non soltanto l’assenza di patologie, ma la massima espressione del proprio Sé, ovvero dei diversi piani secondo cui esso si manifesta: fisico, mentale, emotivo, sociale, spirituale. Questa prospettiva non si può realizzare soltanto facendo un po’ di attività fisica ma, attraverso un lungo e cosciente processo di individuzione (C.G. Jung); dove l’ego deve abbandonare i propri desideri per realizzare la volontà del Sé (“diventa ciò che sei”). Mentre l’ego rappresenta una frazione della nostra psiche, il Sé ne rappresenta la totalità. Il processo di individuazione è differente per ognuno di noi. Questo significa che il percorso di crescita di ognuno di noi è diverso e che, siamo noi che dobbiamo guardare dentro noi stessi affacciandoci sull’immenso mare dell’’inconscio. Infatti è proprio attraverso l’inconscio e il suo linguaggio (sogni, elucubrazioni, sincronicità, ecc…) che dobbiamo affrontare tale viaggio. Per fare ciò, occorre che il ponte che collega conscio ed inconscio, sia sgombero e percorribile. Occorre quindi armonizzare anzitempo tutti i piani del nostro essere (fisico, mentale, emotivo, ecc…).

Consapevoli di questo, gli antichi maestri taoisti avevano ideato una filosofia che permettesse all’uomo di vivere secondo i precetti della Natura. Infatti il processo di individuazione, nonostante debba essere portato alla coscienza, non può realizzarsi che spontaneamente e non con un atto di volontà. Gli antichi maestri avevano in oltre creato un corpo di esercizi specifici (Qigong) per portare il proprio Sé ad essere il più spontaneo e libero possibile. Non a caso in Oriente, da sempre più attenti che noi all’inconscio (non possiamo mettere a paragone la loro tradizione millenaria in cui è evidente l’incontro con lo sconosciuto ed il Mistero, con i nostri circa duecento anni di psicoanalisi), sono nate diverse pratiche per la realizzazione di sé, il raggiungimento del Nirvana, dell’illuminazione, o di come la si voglia chiamare. Le filosofie e le religioni orientali, a dispetto delle nostre (mediamente), hanno sempre dato una spiccata importanza alla “pratica”; tal volta più che alla teoria e al ragionamento (vedi ad esempio il Buddha). Tuttavia questo non vuol dire che dobbiamo mirare ad un punto di arrivo futuro dimenticandoci della cosa più importante, cioè del presente; infatti come dice Wayne W. Dyer ne La Saggezza del Tao, “non esiste alcuna via alla felicità, ma piuttosto la via è la felicità”.

Gli esercizi di Qigong degli antichi maestri taoisti, sono un vero e proprio metodo del benessere. Si fondano sulla scienza della medicina tradizionale cinese, attraverso conoscenze che si sono accumulate con millenni di esperimenti ed osservazioni. La nostra cultura si è sempre basata su principi completamente differenti da quelli dei maestri orientali, basti pensare ad esempio allo Yin e Yang del Tao cinese e al Principio di non contraddizione della logica classica occidentale. Ciò nonostante la fisica quantistica ha rivelato forti punti comuni con il pensiero cinese e la sua medicina (che si basa sulla filosofia taoista). Nel libro Evoluzione Spontanea, Bruce Lipton (scienziato che sostiene fortemente come la scienza medica dei nostri giorni dovrebbe mettere da parte le vecchie credenze per fare invece strada ad un nuovo modo di studiare i fenomeni), spiega come la TAC, la PET, la risonanza magnetica e la tomografia, non siano le fotografie dei tessuti degli organi, ma piuttosto immagini scaturite dalle scansioni dei campi energetici irradiati dai nostri stessi organi. Lo scienziato dichiara in oltre come via siano macchine in grado di fotografare l’energia che gli organi irradiano intorno a sé; alcuni anche per diversi metri.
Mettendo da parte questo discorso, per alcuni di noi così austero, non c’è comunque dubbio nel dare a questi esercizi il merito che li è dovuto come tecniche di rilassamento e per l’autodifesa. Infatti il benessere può anche essere rappresentato come la salvaguardia della salute contro le aggressioni esterne.
Penso che la migliore dimostrazione di tutto ciò, risieda nella “spensierata gioia” di vivere e nei movimenti abili e veloci, che gli anziani maestri di arti interne esprimono nei loro gesti marziali.
Mi rendo conto che con questo articolo ho aperto più porte di quante ne abbia chiuse, ma non è cosa possibile esaurire discorsi che sono studi di vite intere in poche righe. Ho voluto qui, solo lanciare qualche spunto, che vuole essere però lontano dall’aggiungere altro fardello intellettuale alle vostre menti, ma un trampolino di lancio verso il Mistero e le profondità del proprio inconscio.
Non è certo cosa facile per noi e per la nostra mentalità occidentale, lasciarci andare ed affidarci al Mistero, alla parte più profonda di noi stessi. Le generazioni d’oggi non c’è dubbio che abbiano perso Dio (inteso come il contatto col Sacro che risiede in ognuno di noi), ci sono troppi cattivi esempi, propagandati sopratutto dai media, unito alla perdita della vita comunitaria, dei valori, ai problemi della crisi economica, ecc. Eppure in tutti noi c’è l’eco di una voce interiore che ci richiama all’attenzione. Non ignoriamola mai. Non c’è nulla di cui temere. La paura è il più grande nemico dell’uomo e del suo divenire tale.

a cura di Marco Galvagni