In molti non capendo ciò che volessi dire, hanno criticato e chiesto chiarimenti su una frase del mio articolo precedente: “un marzialista tradizionale si allena per uccidere e per illuminarsi seguendo la via guerriera del Bushido, invece un atleta che oggi si allena nello sport da combattimento lo fa per soldi”.

Come dicevo nell’articolo precedente in Italia c è moltissima ignoranza in materia e difatti le incomprensioni sulla frase sopra citata sono arrivate (a decine) sulla mia pagina personale di fb da gente che in realtà non ne capisce nulla di questo settore. I professionisti di MMA sanno benissimo che da Diaz a Connor a Sonnel a chiunque altro, lo si fa per soldi in quanto l’MMA per loro è un lavoro molto redditizio; come anche un giocatore di calcio lo fa per lavoro e non solo per passione, se ad un giocatore professionista di serie A gli togli lo stipendio probabilmente non si alzerebbe più la mattina per andare a fare 6 ore di allenamento al giorno, cosi anche nell’MMA se togli gli alti compensi dei match, probabilmente nessuno più andrebbe a farsi male giocando alla lotta.

Come succede spesso le incomprensioni e critiche su questa frase e altri frasi di altri articoli non sono state lanciate da atleti professionisti di sport da combattimento o da seri praticanti di arti marziali tradizionale ma bensi’, sono arrivate da ignoranti in materia, da persone che o non si allenano a queste discipline e quindi parlano tanto per perdere il tempo in rete oppure da gente che si allena a stili “commerciali” di massa tipo il Krav Maga (il KravMaga che si spaccia come sistema di difesa e attacco dei “corpi speciali israeliani” è probabilmente una bufala in quanto è impensabile che un “corpo speciale israeliano”, ovvero un miliare addestrato alla guerra e al combattimento con armi corpo a corpo, ti sveli i suoi segreti di lotta e si alleni come Carla la mia vicina di casa che frequenta anch essa il corso di Krav Maga, è normale che ad un civile è pericoloso insegnare un sistema che insegni a combattere coi coltelli e a difendersi da pistole e fucili, meglio dirgli che in caso estremo di pericolo è meglio trovare rifugio sicuro, scappare o lanciare il portafoglio al ladro armati piuttosto che dire alla signorina “Carla” , di cercare di disarmare il ladro col coltello perché probabilmente andrebbe incontro a gravi danni fisici, in un mondo dove tutto è apparenza è ovvio che questi sistemi di autodifesa vendano l’ “idea del saper fare” piuttosto che il “vero saper fare”) o al Systema Russo (un altro metodo di difesa personale molto commerciale, nato in Russia e spopolato in tutto il mondo in pochissimo tempo, dove all’allievo si da l’idea di esercitarsi in qualcosa di segreto e particolare difatti anche qui, c è la divisa mimetica militare ad attirare l’attenzione del praticante, in realtà nulla di nuovo perché la sua tattica è uguale all’applicazione pratica del Taijiquan o dell’Aikido perché sfrutta la forza dell’avversario in dinamica, colpisce in modo rilassato e crea quelli del non taoismo e nell’arte tradizionale, vengono chiamati Fali, il Systema Russo toglie “forme” e “preparazione interna” e insegna subito la pratica del combattimento di matrice interna a chi vuole scorciatoie facili, “ovviamente saltando subito alla fine del libro non si potrà mai comprendere la morale della storia” e quindi anche qui c è solo l’ “idea del saper fare” ma non la vera conoscenza del riuscire a fare).

Ovviamente chi mi ha fatto queste domande è solo un amatoriale che si allena poco o nulla ad uno e all altro (arte marziale o sport da combattimento che sia) perché è ovvio che chi mira alla “via del Bushido” ha uno “scopo” di vita (un fine) diverso da chi mira alla “cintura mondiale”.  Ed è anche ovvio che chi si allena per un match con protezioni, obblighi e regole (pur quanto apparentemente ristrette) è diverso da chi si allena per “uccidere” in strada senza alcuna regola (in antichità nella tradizione l’arte marziale serviva in “guerra” per uccidere, serviva per rimanere in vita togliendo la vita al “nemico”). Un marzialista studia come uccidere nel minor tempo possibile. Non crea un corpo sportivo ma crea un corpo killer in grado di frantumare ossa e bloccare il cuore del rivale.

Mi occupo di arti interne tradizionali da anni ma conosco bene lo sport da combattimento e ho come amici diversi atleti di UFC (americano e cinese) e Pride giapponese e confermo con certezza del 90% che un lottatore professionista che supera i 25 anni e compete ancora alle gare di lotta, non gareggia per  “conoscere i suoi limiti”, “rafforzare la stima che ha per se stesso”, “apparire e farsi vedere dagli amici” ,“sentirsi migliore degli altri”, “combattere i suoi mostri attraverso il superamento dei suoi limiti” ma molto spesso lo fa per rivalsa sociale, ovvero per soldi e fama. Lo stesso Fragomeni (campione europeo di pugilato) ha iniziato a combattere per donare alla famiglia una vita migliore e alla Doria di Milano, dava spesso ottime lezioni morali su chi doveva o non doveva diventare un pugile professionista, a quei figli di papà che passavano in palestra per sentirsi dei duri (e per fare i duri in strada con gli amici) spesso consigliava di tornare a casa a studiare; nessun vero lottatore ama la violenza e vede lo sport da combattimento non come uno sfogo, ma come un duro lavoro. La vita da pugile professionista è una vita piena di impegno, dura e faticosa che porta ad un sacco di sacrifici e traumi fisici. Un professionista di MMA è un serio lavoratore che dedica la vita alla sua carriera: ha vicino a se un dietologo, un team di medici, un team di allenatori e uno o più manager che gli organizzano gli incontri e gestiscono l’immagine. Questo  gruppo di persone (spesso pagate a percentuale dopo l’incasso di ogni incontro) dicono all’atleta cosa mangiare, cosa dire in pubblico quando ci sono interviste ed eventi televisivi o in radio, e gli dicono anche “con chi”, “come” e “quando” allenarsi. Come hanno affermato quasi tutti i lottatori professionisti di MMA, in questa carriera molto spesso si va incontro a danni fisici e psichici anche irreparabili ed irreversibili. Anche campioni come B.F. Silva, M. Hunt, Sub, Fedor, Diaz e altri, hanno detto più volte in pubblico che le “medicine”che prendono prima e dopo gli incontri, possono danneggiare gravemente gli organi interni dei lottatori causando anche problemi permanenti (Big Silva J Jons per esempio hanno riportato lesioni ai reni causa assunzione “errata” di “medicinali”), un corpo che subisce tutti quei colpi durante un match ha sicuramente bisogno di supporto di medicine, un corpo che si allena ogni giorno 5 o 6 ore incostantemente, ha sicuramente bisogno di un supporto di medicine e queste medicine prima o poi, danneggeranno reni e fegato.

Il lottatore subisce anche dei traumi alle articolazioni, spina dorsale e cervello durante i colpi dati e subiti; non importa se si vince o si perde, qualche trauma che può condizionare il benessere fisico dell’atleta può sempre presentarsi durante un match. La conclusione è che come appunto dicono anche gli atleti dell’MMA, questo è un duro LAVORO che lo si fa con sacrificio ovviamente per i soldi !

Ai fans piace vedere gli atleti darsele di santa ragione ma agli atleti darsele di santa ragione piace molto meno, lo fanno solo per soldi (e per dare spettacolo ai fans paganti) perché non sono dei sadici che amano “far male e farsi male”, è un lavoro ben retribuito nel quale sono bravi e hanno talento e costanza.

Nessuno è cosi stupido da combattere facendosi del male anche irreversibile per il solo piacere di farlo.

A nessuno sano di mente verrebbe in mente di far del male ad altre persone in una “gabbia” colpendole con calci e pugni o ricevere colpi traumatici per divertimento e\o hobby. Quando si è fortemente lesionati a volte succede anche che i soldi vinti nel match, non bastino nemmeno a ripagarsi le spese di guarigione (che non sempre sono all’interno delle assicurazioni della federazione che organizza gli incontri). Il lottatore di MMA quindi lo fa per LAVORO, per soldi e fama. Chi dice il contrario non conosce il settore. Un conto è giocare in palestra e un conto è combattere davvero nel professionismo.

Tutto diverso dal praticanti di Arti Tradizionali che invece è uno spietato killer che studia tutto il giorno come salvaguardare la “pace” (lo status di benessere), il suo spirito, il suo stato energetico e la sua consapevolezza universale, uccidendo nel peggiore dei modi il nemico che porta il male e la cattiveria alle sue porte. L’arte tradizionale è appunto una disciplina antica che permetteva di potersi difendere in caso di aggressione, il praticante studia lo zen o il buddismo, è interessato alla meditazione, alla spiritualità e al contatto col il Tao (ricercando la verità pure in “altre” dimensioni o piani) vuole conoscere se stesso e trovare il “divino” che è dentro di lui e per questo ama la pace e tranquillità. E’uno studioso dell’essere. In quanto “amante della pace” (e dei sani principi) si addestra alla “guerra” per salvaguardarla e di conseguenza “medita la vita” guardando e sconfiggendo i mostri che ha nel suo interno (nel suo cuore) per avere una visione nitida (e non offuscata da paure o pregiudizi) della sua esistenza in questo mondo; un maestro non può tramandare l’arte della guerra ad un discepolo “debole di spirito” e pervaso dal “pensiero negativo” (paura, rabbia ecc); diventerebbe subito un “bandito” usando questo “potere” al servizio del male. I mostri che possono pervadere l’aspirante guerriero (cioè il “discepolo”) causandogli abitudini scorrette che possono renderlo “malvagio” (ovvero con un pensiero “soggettivo” rivolto al benessere personale e non con un pensiero “collettivo” rivolto al benessere del mondo circostante: persone, terra, animali) sono simili a quelli che nella cultura cristiana portano ai “peccati capitali” (inclinazioni profonde sulla morale e sul comportamento che influenzano negativamente l’animo umana tipo: lussuria, invidia, avarizia, superbia, gola, ira, accidia. Per esempio la superbia è quel peccato cui si sono macchiati Adamo ed Eva e Lucifero) questi modi “scorretti” di pensare e quindi “agire”, sono causa di sbilanciamento di yin e yang (il praticante non è centrato ne bilanciato e quindi si fa comandare dagli istinti più primordiali senza sapersi controllare). Quindi prima di tutto bisogna portare il discepolo ad un “equilibrio spirituale” e psicofisico e solo dopo, quando sarà diventato un “vero uomo” con la spina dorsale ben eretta ed un animo gentile, gli si potrà insegnare la grande arte della guerra (ovvero l’arte marziale che uccide altra gente).

Il praticante di arte marziale studia i punti vitali e rende il suo corpo una macchina bellica diventando capace di togliere la vita ad ogni aggressore, il bene non può convivere con il male e dove c’è male, il marzialista (che è tanto Yin quanto Yang) se non riesce a debellarlo con la gentilezza e la comprensione, allora sarà in grado di debellarlo con la forza (a volte il bene può placare il male ma a spesso, per “battere il male serve il male”).

Il marzialista in quanto capace di togliere la vita al prossimo colpendolo nei suoi punti vitali con la sincronicità di “mente-spirito-energia-fisico”, dev essere una persona capace di decidere “cosa fare e cosa non fare” nel migliore dei modi senza ego ne “pensiero soggettivo”; non deve avere quello che in occidente viene chiamato “pensiero malvagio” portato da “satana” (il male cristiano che “tenta” la mente), dev essere “puro” di cuore senza nulla che lo lega ai “peccati capitali” e alla voglia personale di supremazia e comando sugli altri, il praticante di arti marziali tradizionali prima di fare l’alchimia interna per il salto quantico spirituale (in passato erano tutti “credenti”, l’ateismo è un qualcosa di questo tempo mentre in passato erano tutti interessati ad un percorso di evoluzione spirituale) deve ovviamente imparare le “buone” abitudine per potersi chiamare “persona corretta” (persona dai buoni principi e una mente sana e equilibrata) e quindi non deve “perdere attenzione” in modo “inutile” nei “piaceri carnali” che portano ad essere viziosi, egoisti e lontani dagli stadi più sottili dell’animo (malvagio è anche colui chi si occupa esclusivamente del suo “torna conto” non pensando che il suo “bene” potrebbe andare contro il “bene” di altri).

Il marzialista ha un grossissimo potere e responsabilità, “la sua palestra è la strada” e dev’essere un saggio per poter decidere il “da farsi”  anche nella più particolare delle situazioni. Il credente buddista lotta contra la reincarnazione (per uscire dalla catena della vita materiale) e cerca quindi con la pratica spirituale (la vera “via” del Bushido) di avere un salto quantico che gli permetta di illuminarsi in questa vita (uscendo cosi dal ciclo delle reincarnazioni) attraverso la pratica meditativa e di accumulo energetico (attraverso il QiGong e l’alchimia, acquista quell energia che oltre a permettergli di difendersi, gli serve anche per creare un salto quantico spirituale per comprendere i “segreti” del Tao ed unirsi al Tao). L’universo era il Wu (il vuoto che tutto può creare) che poi divento il Taiji dividendosi in Yin e Yang (le polarità estreme), le quali crearono i 5 elementi che formarono poi i trigrammi del Bagua e diedero vita agli infiniti mutamenti dell’uni-verso; il marzialista tradizionale fa il lavoro inverso alla creazione di ciò che conosciamo (attraverso la pratica spirituale) per tornare al Wu, ovvero usa gli infiniti mutamenti per l’alchimia di 5 elementi (cuore-fuoco, polmone-metallo, reni-acqua, fegato-legno, stomaco-terra) collegandosi e scoprendo le due polarità opposte di Yin e Yang per tornare al Wu trascendendo il tutto.

Non dimentichiamo che l’arte tradizionale che studia anche i “poteri della mente” e dell’energia, nasce in un clima di assoluta credenza spirituale.

La vita non è lineare come nella filosofia occidentale (nasco e muoio: se sono cristiano e mi va bene andrò in paradiso altrimenti andrò all’infero) ma è circolare (cioè fatta di ripetizioni a catena di vite, di reincarnazioni, come se la vita fosse una sorta di purgatorio e “prova” – che è condizionata dalla vita precedente e può influenzare la vita passata, tutti i “problemi” che abbiamo in questa vita sono prove che se non supereremo, avremo anche nella vita “successiva”). Se togli la spiritualità  dall arte marziale tradizionale non puoi parlare di arte marziale.