L’arte Del Legno è Tao

L’arte Del Legno è Tao

La lavorazione del legno per i cinesi è un modo come tanti altri per seguire la famosa “via del Tao”: il legno non viene lavorato per come il falegname (l’artista) desidera …il falegname non crea ciò che vuole la sua mente ma è la sua mente che si adatta alle forme del tronco e trova una forma corretta per dargli espressività longeva nel tempo; è il falegname che, non usando la “forza semplice” (la volontà dettata dalla proprie idee disconnesse con i mondo circostante), cerca di trovare una rappresentazione idonea alle linee e il colore del legno; è l’artista che si connette alla linea del tronco e ne tira fuori l’arte eterna della bellezza creata dall’unione e relazione sensibile di uomo e natura.

Quindi è il legno che dona l’ispirazione all’artista e l’artista seguendo le line del tronco, crea ad arte un capolavoro (realizzato con un solo pezzo di legno e mai con un insieme di pezzi) non mettendo mai nessuna forzatura ma sempre dando un “anima espressiva” alle linee (alla vita) dell’albero.
Non importa che tu faccia TaiJiQuan, YiQuan o altro …se segui correttamente le leggi del Tao saprai bene che dovrai tirare fuori il meglio dell’universo senza conflitto dell’ego e delle idee che nascono dal “micro cosmo” distaccato dal “macro cosmo”.

Viaggio Astrale nel Tao

Viaggio Astrale nel Tao

Le tecniche per l’uscita dal “corpo fisico” e il “ viaggio astrale ” sono ricercate da alchimisti di tutte le filosofie e religioni di matrice esoterica di tutto il mondo

Ma se una persona è squilibrata e in disarmonia con se stessa (i suoi “chakra” non sono armonici e il suo Qi non scorre fluido nell’organismo) non potrà mai sperimentare realmente e in completa naturalezza questa esperienza che, anche se spacciata e “venduta” come “tecnica magica” è invece una qualità dell’essere davvero alla portata di tutti …ma pur quanto “semplice” e naturale è comunque difficilissima da realizzare in quanto i “mostri” che offuscano la mente, il cuore e l’ego del praticante, rendono la persona vittima di se stessa e schiava di una meta, di un traguardo da raggiungere con la “Forza” (volere dell ego) e quindi con la “non-naturalezza” dello sviluppo naturale dell’essere. In realtà queste “facoltà” sono “normalissime” ma se il praticante con la mente piena di mostri vuole accedere con la Forza a queste qualità, potrebbero succedere guai grossi, sempre meglio affrontare queste “esperienze” con un cuore sereno e un “corpo/mente” preparata e avendo ancor meglio al proprio fianco una guida esperta.
Se ti liberi dalla libidine e dai pensieri ossessivi del sesso (che controllano il 90% delle tue azioni) e controlli quindi i “Chakra Inferiori” nutrendo con la loro energia i “Chakra Superiori” e quindi, riesci a rendere puri i tuoi pensieri dentro un corpo armonico e sano (dove il Qi fluisce correttamente in tutti i meridiani senza abuso o disarmonia), l’uscita dal corpo diventerà una conseguenza del tuo benessere e non più un esperienza da raggiungere con fatica (attraverso una “tecnica”) e come fosse un traguardo…non avrai più bisogno della “Forza” per arrivare a questo e quando ci arriverai sarà tutto naturale e tranquillo; sarei preparato.
Le posizioni per raggiungere lo stato adatto alla fuoriuscita sono diverse e necessitano lo studio dello Shili perché è sempre lo Yi che muove il Qi e di conseguenza il corpo astrale al di fuori del “corpo fisico”…le posizioni sdraiate sono come stare in piedi volando (figura 2) e quindi completamente “rilassato” il corpo deve avere però un gran movimento di Yi e Qi nel suo interno. Se non si comprende lo YangShenGong sarà difficile entrare nella “situazione” adatta al “decollo”. Come nello ZhanZhuang il corpo è fermo ma lo Yi è in movimento.

La Pineale nel Seicento

La Pineale nel Seicento

Il sesto Chakra è l’energia emanata dalla Pineale…ma la Pineale è pura materia..ma cos’è la materia se non vibrazione molecolare spinta da una forza a noi sconosciuta…secondo Cartesio, il corpo e l’anima immateriale, principio del pensiero e della volontà, sono sostanze separate.Per spiegare in che modo esista un’interazione tra di esse e in che modo l’anima, tramite la volontà, possa guidare il corpo, egli ricorre a una ghiandola, che nel trattato sull’Uomo chiama ghiandola H: si tratta dell’epifisi, in greco konàrion, in latino conarium, o «ghiandola pineale», secondo la traduzione abituale utilizzata da Cartesio, per la sua forma simile ad una pigna. A partire da alcune lettere del 1640 Cartesio la definisce come «la sede dell’anima e il luogo dove si fanno tutti i nostri pensieri». Nell’Uomo Cartesio la presenta collegata al cervello da alcune piccole arterie, da cui entrano gli spiriti animali, i quali poi fuoriescono e tramite i nervi vanno ai muscoli e alle altre membra per dirigerne il movimento. Nel trattato Le passioni dell’anima, invece, essa non è più collegata al cervello da arterie: galleggia nella sostanza cerebrale, e reagisce al contatto con gli spiriti animali (che la muovono), riflettendoli verso i nervi. È tramite l’agitazione di questa ghiandola che i movimenti del corpo si incontrano con l’anima, generando quelle particolari percezioni (che Cartesio chiama anche sentimenti o emozioni), che sono le passioni. Nel passo che proponiamo sono raccolti i passaggi fondamentali del ragionamento di Cartesio: dopo aver
definito cosa sono le passioni dell’anima, egli spiega il ruolo della ghiandola pineale, il modo in cui le passioni vengono eccitate nell’anima, il loro effetto e il potere di
cui dispone la volontà nel selezionare le risposte attive del soggetto alle passioni.

R. Descartes,Le passioni dell’anima, artt. XXVII-XXIX; XXXIXXXII; XXIV-XXXVI; XL-XLI, in Opere filosofiche, a cura di E. Lojacono, Torino, Utet, 1994, vol. II, pp. 611-616; 618

Art. XXVII La definizione delle Passioni dell’anima.
Dopo aver considerato in che cosa le passioni dell’anima differiscono da tutti gli altri suoi pensieri, mi sembra che sia possibile definirle in maniera generale percezioni o sentimenti o emozioni dell’anima, che si riferiscono particolarmente ad essa e che sono causate, mantenute e fortificate da qualche movimento degli
spiriti.

Art. XXVIII Spiegazione della prima parte di questa definizione.
Si possono chiamare percezioni quando ci si serve in generale di questa parola per significare tutti i pensieri che non sono azioni dell’anima né volizioni; non
però quando ci si serve di essa solo per significare conoscenze evidenti. Infatti l’esperienza fa vedere che coloro i quali sono più scossi dalle loro passioni non sono quelli che le conoscono meglio e che esse sono nel numero delle percezioni che la stretta unione esistente fra l’anima e il corpo rende confuse e oscure. Si possono anche chiamare sentimenti, in quanto sono ricevute nell’anima
alla stessa maniera degli oggetti dei sensi esterni e non sono conosciute altrimenti da essa. Si possono però ancor meglio chiamare emozioni dell’anima, non soltanto perché questo nome può essere attribuito a tutti i mutamenti che accadono in essa.Le passioni sono pensieri particolari causati da movimenti degli spiriti. Sono percezioni oscure, sentimenti ricevuti dall’esterno, emozioni che mutano con forza lo stato dell’anima

De Luise, Farinetti, Lezioni di storia della filosofia © Zanichelli editore 2010
La filosofi a francese del Seicent o UNITÀ 3
Cartesio, La ghiandola pineale e la volontà 12 Lezione

Art. XXIX Spiegazione dell’altra sua parte.
Aggiungo che esse si riferiscono particolarmente all’anima per distinguerle dagli altri sentimenti che riferiamo alcuni agli oggetti esterni, come gli odori, i suoni, i colori, altri al nostro corpo, come la fame, la sete, il dolore. Aggiungo anche che esse sono causate, mantenute e fortificate da qualche movimento degli spiriti, al fine di distinguerle dalle nostre volizioni, che si possono definire emozioni dell’anima che si riferiscono ad essa, ma che sono causate da essa stessa; e anche al fine di spiegare la loro causa ultima e più vicina, che le distingue a sua volta dagli altri sentimenti. […]

Art. XXXI C’è una piccola ghiandola nel cervello, nella quale l’anima esercita le
sue funzioni più particolarmente che nelle altre parti.
Occorre sapere altresì che, sebbene l’anima sia congiunta a tutto il corpo, c’è nondimeno in esso qualche parte nella quale essa esercita le sue funzioni in modo più specifico che in tutte le altre. Si crede comunemente che questa parte sia il cervello o forse il cuore; il cervello, perché ad esso si rapportano gli organi dei sensi; il cuore, perché è come se in esso si sentissero le passioni. Esaminando però accuratamente la cosa, mi sembra di avere con evidenza ravvisato che la parte del corpo in cui l’anima esercita immediatamente le sue funzioni non è assolutamente il cuore e neanche l’intero cervello, ma soltanto la più interna delle sue parti, che è una certa piccolissima ghiandola, situata nel mezzo della sua sostanza e sospesa al di sopra del condotto attraverso cui gli spiriti dalle sue cavità anteriori
sono in comunicazione con quelli della posteriore, in modo tale che i più piccoli movimenti che avvengono in essa contribuiscono molto a mutare il corso di questi spiriti e, inversamente, i più piccoli cambiamenti che si producono nel corso degli spiriti contribuiscono molto a cambiare i movimenti di questa ghiandola.

Art. XXXII In che modo si conosce che questa ghiandola è la sede principale dell’anima.
La ragione che mi persuade che l’anima non può avere in tutto il corpo nessun altro luogo se non questa ghiandola, dove esercitare immediatamente le sue funzioni, sta nel fatto che considero che le altre parti del nostro cervello sono tutte doppie, allo stesso modo in cui abbiamo due occhi, due mani, due orecchie, e,infine, sono doppi tutti gli organi dei nostri sensi esterni; in quanto poi non abbiamo
che un solo e semplice pensiero di una stessa cosa in uno stesso momento, bisogna necessariamente che ci sia qualche luogo ove le due immagini chevengono attraverso i due occhi o le altre due impressioni che vengono da un solo oggetto per mezzo dei doppi organi degli altri sensi, possano riunirsi in una sola, prima di pervenire all’anima, affinché non le rappresentino due oggetti invece di uno. E si può facilmente concepire che queste immagini o altre impressioni si riuniscano in questa ghiandola per mezzo degli spiriti che riempiono le cavità del cervello; ma non c’è altro luogo nel corpo dove esse possano così essere unite, se non in quanto lo sono state in questa ghiandola. […]

Art. XXXIV Come l’anima e il corpo agiscono l’una sull’altro.
Concepiamo dunque qui che l’anima abbia la sua sede principale nella piccola ghiandola che sta nel mezzo del cervello, donde s’irradia in tutto il resto del corpo mediante gli spiriti, i nervi e anche il sangue che, partecipando alle impressioni degli spiriti, li può portare per mezzo delle arterie in tutte le membra.
Si riferiscono all’anima, ma non hanno in lei la loro causa, come le volizioni, bensì negli spiriti. Il punto di congiunzione tra anima e corpo è la ghiandola pineale, mossa dagli spiriti.
Questa ghiandola è l’unica parte del cervello non doppia: qui devono unificarsi le immagini e i pensieri.
Da questa sede, l’anima agisce sul corpo mediante gli spiriti, i nervi, il sangue.

De Luise, Farinetti, Lezioni di storia della filosofia © Zanichelli editore 2010
UNITÀ 3 La filosofia francese del Seicento
Scuola Zanichelli

Armonia del tao

Armonia del tao

Il Taoismo riconosce una gamma di pratiche particolari e alchemiche come lo YiQuan e il TaiJi (con l’appoggio dello studio energetico) volte ad accrescere la spiritualità umana, in modo che l’uomo possa giungere felicemente all’armonia e all’unione con il divino, approdando dunque all’agognata sintesi spirituale che porta all’immortalità dell’anima.
Tra le abitudini taoiste troviamo il vegetarianesimo, simbolizzante soprattutto il rispetto della natura; la mistica sessuale, ovvero il vedere l’atto sessuale come un momento di congiunzione cosmica, un momento in cui viene messa in atto la più alta legge del Tao, l’unione di Yin e Yang, corrispondenti ai due sessi; la meditazione, esercizio volto alla liberazione della mente dai limiti del finito; il QiGong, pratica volta ad allineare il Qi umano con il Qi dell’universo; e infine lo Shili, una combinazione di movimenti e di respirazione dinamica che punta alla meditazione.
Il ritorno e la congiunzione con la Divinità si effettua attraverso il soffio che guida il movimento, quest’ultimo è un’interazione che conduce alla percezione dell’identicità tra il proprio corpo fisico e tutto ciò che gli sta attorno; il pensiero guida ma non interviene, c’è ma non c’è, è l’anima a rimanere attiva e a compiere l’estasi.
Queste tecniche sono volte a rendere ciascuno un uomo realizzato, in armonia con la natura, il Tao; servono a percepirlo e ad intravederne l’arcano.

Sifu Davide De Santis