NON FORMA e TaijiQuan

NON FORMA e TaijiQuan

Cos’è la non forma del TaiJiQuan? e dell’YiQuan?
E’ vero che il TaiJiQuan nasconde una forza misteriosa?
Esistono “segreti” velati all’interno dei movimenti della “forma” del TaiJiQuan della B.Y.T.C.?
Molte persone sono davvero convinte che il TaiJiQuan sia solamente una danza lenta per il benessere degli anziani…senza nessuno scopo spirituale e la minima validità marziale.
I micromovimenti che condizionano la struttura interna, il potere mentale e quello spirituale non vengono compresi da chi paragona il TaiJiQuan ad uno sport da combattimento o una ginnastica dolce.
Ma perché c’e’ tutta questa incomprensione sulla filosofia che ha dato origine a questi movimenti? La non forma deriva dalla non azione della vera azione cosciente, è quando diventiamo un tutt uno con la forchetta ed inforchiamo la zucchina che vogliamo mangiare accecati dalla fame ….siamo connessi e smossi dal “sistema” naturale delle cose… vicini alla non forma dell’azione perché la mente non è concentrata su come prendere la forchetta in mano, con che tecnica impugnarla, sul tipo di materiale cui è composta o su che parte della zucchina è meglio affondare le punte facendo un analisi dettagliata della dimensione e peso dell’ortaggio….è l’istinto della non forma che deriva da uno studio precedentemente imparato, che ci porta all’azione della non forma ..ma per imparare la non forma della non azione della vera azione ci vogliono anni di meditazione …perché si trascende la sostanza stessa della forma …ma la mente non può meditare serenamente se i Chakra non sono bilanciati e quindi prima di meditare e creare il vuoto spaziale…bisognerà ripulirsi da tutto lo “sporco” infilato nel corpo (origine dell’inquinamento dei Chakra) e solo poi si potrà iniziare a comprendere la staticità della mobilità, la mobilità nella staticità e l’oblio dell’esistenza del non essere sostanza di luce.
Attraverso alcuni video del Maestro D Santis cercheremo di far chiarezza sui principi della non forma del TaiJi

Ma da dove arriva questo tipo di TaiJiQuan …perché non ne hai mai sentito parlare? Perché credi di conoscere tutto? Davvero tutto ciò che c’è da sapere sulle arti cinesi è già arrivato in occidente? Siamo sicuri che in Asia non esistano altri tipologie di Kungfu a noi sconosciute?

Qigong e Concentrazione

Qigong e Concentrazione

Gli ultimi tre bracci dello Yoga cinese e QiGong (ChiKung) sono: concentrazione, meditazione e contemplazione.
Fanno parte di un processo unico e difatti hanno una denominazione comune, “samyana“: questa capacità è raggiungibile quando l’individuo ha imparato a dominare il corpo attraverso gli esercizi che riguardano l’equilibrio psicofisico e la respirazione.
Dopo la pratica dello Yoga e del QiGong, quando tutti i canali energetici sono aperti, si puo`sperimentare la contemplazione, sorta di ricongiunzione con le forze del Tao ..con questa pratica naturale si contempla la vita nella sua piu`nascosta essenza, nella sua piu`profonda verita`…
Nella vita normale, l`uomo comune ha una necessita`di ascoltarsi, riprendere padronanda delle sue idee e di ritrovare se stesso, in questa societa`bisognerebbe iniziare a metter attenzione al nostro “essere” e non disperdere troppo energie; bisogna sapere utilizzare le nostre energie e la nostra attenzione.

Calma-e-Concentrazione-Alchimista

Apparentemente facile è in realtà difficile ottenere un buon equilibrio psicofisico ed una respirazione appropriata.
Concentrazione (in indiano dharana) nella spiegazione di Patanjali significa fissazione del pensiero in un solo “punto/scopo” …od obbiettivo.
Questo “punto/scopo” potrebbe essere, il centro dell’ombelico, il loto del cuore, la luce della testa, la punta del naso o qualunque altro oggetto esterno; ovviamente ove si mette attenzione c’è scambio e comunicazione quindi, a seconda di dove si mette “l’attenzione/energia” si può riscontrare un risultato di “pratica di ritorno” molto differente…cioe`non importa dove si mette l`intenzione, l`importante e`che ove viene posta si riscontri uno scambio, una sintonia, una comunicazione che scambia le informazioni.
Tecnicamente la concentrazione consiste nel mantenere fissa la mente in una singola idea/pensiero. Ciò succede sia nella pratica Yoga che in quella del Qi Gong, dove va`il pensiero va`anche l`energia; le utilita`di questa conoscenza sono molteplici…e`necessario anche fermare i pensieri per avere un maggior beneficio.

Concentrarsi porta l’uomo a nuovi orizzonti, può scoprire tantissime piccole lacune, tensioni muscolari, sogni particolari ed eventi ed emozioni dimenticate…quando siamo concentrati sul nostro corpo possiamo connetterci e capire ogni singolo organo ed entrare per esempio in contatto con il cuore, sentendo, dopo aver rilassato la muscolatura circostante, ogni emozione emanata da esso…entrare il contatto con le proprie emozioni concentrandosi su se stessi è un ottimo metodo per darsi amore; l`attenzione e`amore, bisogna rilassare il corpo e farsi una “doccia” di “attenzione”.
Molte persone vivono nel caos cittadino …dovremmo cercare di fermarci un attimo per respirare e far riposare il nostro spirito, staccare dalla routine quotidiana e concentrarci su noi stessi per ricaricare le energie, bisognerebbe riavvicinarci al divino e alle forze della natura rimettendo attenzione e amore su ogni parte del nostro corpo per comprenderlo e conoscerlo meglio.

Sifu Davide De Santis

Armonia del tao

Armonia del tao

Il Taoismo riconosce una gamma di pratiche particolari e alchemiche come lo YiQuan e il TaiJi (con l’appoggio dello studio energetico) volte ad accrescere la spiritualità umana, in modo che l’uomo possa giungere felicemente all’armonia e all’unione con il divino, approdando dunque all’agognata sintesi spirituale che porta all’immortalità dell’anima.
Tra le abitudini taoiste troviamo il vegetarianesimo, simbolizzante soprattutto il rispetto della natura; la mistica sessuale, ovvero il vedere l’atto sessuale come un momento di congiunzione cosmica, un momento in cui viene messa in atto la più alta legge del Tao, l’unione di Yin e Yang, corrispondenti ai due sessi; la meditazione, esercizio volto alla liberazione della mente dai limiti del finito; il QiGong, pratica volta ad allineare il Qi umano con il Qi dell’universo; e infine lo Shili, una combinazione di movimenti e di respirazione dinamica che punta alla meditazione.
Il ritorno e la congiunzione con la Divinità si effettua attraverso il soffio che guida il movimento, quest’ultimo è un’interazione che conduce alla percezione dell’identicità tra il proprio corpo fisico e tutto ciò che gli sta attorno; il pensiero guida ma non interviene, c’è ma non c’è, è l’anima a rimanere attiva e a compiere l’estasi.
Queste tecniche sono volte a rendere ciascuno un uomo realizzato, in armonia con la natura, il Tao; servono a percepirlo e ad intravederne l’arcano.

Sifu Davide De Santis

WU WEI – il concetto orientale di “non azione”

WU WEI – il concetto orientale di “non azione”

WU WEI (la “non azione”)

E`un importante precetto del Taoismo che riguarda la consapevolezza del quando agire e del quando non agire.
Wu può essere tradotto come “non avere”.
Wei con “azione”.
Il significato letterale è quindi senza azione o meglio azione razionale. E’ parte fondamentale del paradosso wei wu wei (azione senza azione). Lo scopo del wu wei è il mantenimento di un perfetto equilibrio, o allineamento con il Tao, e quindi con la natura.

ORIGINI WU WEI

Il concetto ha probabilmente origine dal pensiero Confuciano.
Nei primi testi taoisti, wu wei è spesso associato con l’acqua che ne rende perfettamente il concetto.
Anche se l’acqua è leggera e debole, essa ha la capacità di erodere lentamente la roccia. L’acqua è compatta e rimane sempre uguale a sé stessa, a differenza del legno, della pietra o di qualsiasi altro materiale che può essere suddiviso in pezzi.
Essa può tuttavia riempire qualsiasi contenitore, assumere qualsiasi forma, andare dovunque, anche nei buchi più piccoli. Quando si suddivide in tante gocce, l’acqua ha ancora la capacità di riunirsi.

PRATICA WU WEI

L’obiettivo del wu wei è quello di mantenere l’uomo in armonia con la natura, affinché il mondo segua la sua naturale evoluzione.
Per fare questo l’uomo non deve ambire ad azioni troppo grandi o complesse. Queste azioni, se irrealizzabili, saranno solamente causa di sofferenza e sentimenti negativi.
Applicando il wu wei invece l’uomo è consapevole di dover fare scelte razionali nella propria vita, procedendo a piccoli passi. Quando l’uomo coltiva le leggi del Tao, aumenta il suo stato di armonia con la natura, e, come afferma il filosofo taoista ZhuangZi, raggiunge lo stato di Ming, o vista chiara.
E’ allo stato di Ming che deve applicare il wu wei, agendo solo quando deve agire, in modo da non sconvolgere gli equilibri del Tao.

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