Questo mondo come lo conosciamo non sarà più lo stesso. Banale o meno è la realtà di ciò che ci sta accadendo ed è accaduto. Sembrerà allora un vezzo quello di scrivere di “passatempi” relegati ad abitudini di qualche mese fa. Eppure dire di discipline cinesi è fare riferimento “all’ arte di nutrire la vita” come lo definivano gli antichi saggi. Che proprio un’inezia non è vista la situazione. La vita non è un bene così inflazionato come si vorrebbe fa pensare. Anche scrivere delle proprie esperienze ormai è una forma relegata al passato. Ciò che si manifesta nell’antica e nobile arte del Qi gong, o nelle sue differenti espressioni di Gonfu Fu o Taijiquan, è ora, una esperienza/trascendenza, viva, pulsante e dirompente. Nel silenzio assordante che ci circonda, dove più persone annaspano per trovare un senso, dove il venire meno delle abitudini ha tolto tutta la sicurezza che avevamo. Dove tutta l’umanità ricerca una centratura che non trova perché non ne ha esperienza. Una pianta può forse stare in piedi senza radici? No, certo. Eppure abbiamo preteso di correre, andando avanti ed indietro come matti rincorrendo illusioni. Scappando dall’unica cosa che si dovesse fare. Ora questa sospensione temporale chiede a tutti, di fare un viaggio nell’interno, nel nostro interno più intimo e nascosto e come nella pratica del Qi Gong, ci chiede di essere disposti a vedere, riconoscere quelle parti ombra di noi che ci stanno scomode. Di stare dentro nella sofferenza del gesto della pratica, quella che nella persona che sperimenta per la prima volta l’esercizio dello Zhang Zhuang gli fa scendere le braccia….perche’ sembrava facile, ….perche’ andava tutto bene ma… Accettare quello che succede durante la pratica, senza se e senza ma, sperimentare che non è tutto come sembra, come l’avevo pensato e voluto è l’inizio. Non ci sono infatti più maschere o alibi. Vogliamo essere radicati, centrati e veri? Solidi come una roccia e capaci di tenerezza? Praticate gente, mettetevi alla prova. Praticate consapevole. Luisa Bonfante